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martedì 14 ottobre 2025

PUTIN NON AVANZA

Articolo di Alla Perdei e Giorgio Provinciali, pubblicato sul quotidiano La Ragione

15 ottobre 2025

I russi continuano a uccidere civili e provocare bucando i cieli occidentali.

Kyiv – L’esercito russo continua ad attaccare lungo tutta la linea del fronte senza ottenere alcun risultato utile. Il distaccamento dell’Azov di stanza a Dobropillia ha respinto ieri un pesante attacco nemico condotto con 16 mezzi corazzati pesanti (fra cui BMP, MT-LB e carri armati), mirato a sfondare le difese ucraine in direzione di Myrnohrad e Razino con l’obiettivo di conquistare il villaggio di Shakhove.

Il risultato è stato catastrofico per i russi, che in quel fallito assalto hanno perso 9 veicoli da combattimento di fanteria, 4 blindati per il trasporto delle truppe, 3 tank, diverse motociclette e almeno 78 militari. In un’offensiva fallimentare simile condotta contro la vicina Kostiantynivka, appena pochi giorni fa l’armata russa aveva lanciato altri 35 carrarmati e veicoli corazzati in un attacco meccanizzato di battaglione contro Shakhove e Ocheretyne, finendo per perderne un’altra buona parte.

Tutte le offensive russe in direzione di Sumy hanno avuto lo stesso esito, seguito da rappresaglie contro i civili. Un drone russo ha colpito un’intera famiglia nel villaggio di Krasnopillia, lasciando in condizioni disperate una bambina d’appena 4 anni. Altri vettori russi hanno bersagliato ripetutamente la stazione ferroviaria di Shostka e un treno passeggeri diretto verso Kyiv, ferendo una trentina di civili e uccidendone due.

Tutto quell’insediamento resta ancora al buio, senz’acqua e, essendo isolato anche dai rifornimenti di gas, anche al freddo. Durante l’evacuazione dei sopravvissuti, le Forze armate russe hanno attaccato una seconda volta anche le linee ferroviarie suburbane di Tereshchynska-Novohrad-Siverskyj proprio mentre le squadre mediche trasportavano i feriti verso gli ospedali e fornivano assistenza alla popolazione locale.

Tra le vittime di quella barbarie ci sono tre bambini di 7, 11 e 14 anni e la loro madre di 44. Il terrore russo imperversa così anche nelle vicine comunità dell’oblast’ di Chernihiv, dove diversi droni Shahed/Geran’ hanno colpito la caserma dei vigili del fuoco del Servizio d’emergenza statale a Semenivka e diversi impianti energetici.

Dalla riva opposta del fiume Dnipro che occupano militarmente da ormai tre anni, le forze armate russe hanno deliberatamente aperto il fuoco con droni e artiglieria contro quattro camion dell’UNHCR in viaggio a Bilozerka, distruggendo diverse tonnellate d’aiuti umanitari che quel convoglio bianco delle Nazioni Unite stava trasportando ai rifugiati di Kherson.

Anche su quel versante, per tutti i giorni scorsi, le truppe russe hanno continuato l’offensiva senza conseguire tuttavia alcun successo.

Situazione identica anche in direzione di Zaporizhzhia, dove i russi salassano le proprie fila perdendo terreno nell’infruttuoso tentativo di guadagnarne. Insieme a quelle del 33° reggimento d’assalto separato, le unità ucraine del 24° battaglione “Aidar” hanno infatti nuovamente issato la bandiera gialloblù dopo aver liberato il villaggio di Mali Scherbaky. Come ha rimarcato anche il presidente Zelenskyj, sul fronte d’Orikhiv le ЗСУ sono avanzate d’oltre 3 km. Non accadeva da quasi due anni, cioè dall’offensiva del 2023 che documentammo proprio da quelle trincee.

Kupiansk resta chiusa in ingresso, perché in città sono ancora in corso operazioni d’antisabotaggio dopo che i militari ucraini hanno respinto tutti i tentativi russi d’insediarvisi. Chiusi in quell’inferno di macerie, circa 1.600 residenti rimangono senz’acqua, elettricità, gas né altri servizi. Rastrellando ogni casa e cantina rimasta, gli ucraini hanno impedito ai russi di radicarsi anche lì, dove avevano anzitempo ostentato avanzate immaginarie.

In buona sostanza Mosca non controlla alcuna area di Kupiansk, né di Pokrovsk, né di Kostiantynivka, né di Lyman, non avanza su alcun fronte ma anzi perde terreno a Orikhiv e Sumy.

Osservando tele scenario, infarcito da crimini d’ogni genere contro la popolazione civile ucraina e le missioni umanitarie che l’ONU invia per sostenerla o ai ripetuti inviti dell’AIEA che Mosca regolarmente disattende vien da chiedersi cos’altro aspetti l’Occidente. I droni russi sorvolano ogni giorno le capitali e i maggiori porti di scambio d’Europa, mentre i caccia di Mosca ne invadono lo spazio aereo. Fra colpi diretti e frammenti di droni e missili russi caduti nei territori difesi dalla NATO, s’è perso il conto anche di quelle violazioni.

Così come quelle di tutte le convenzioni internazionali e dei crimini contro l’umanità che da anni ci troviamo a descrivere dal campo in Ucraina.

Cos’altro serve per scuotere coscienze così distanti?


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