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sabato 16 settembre 2023

Ustica e il MIG-23 libico

Il 27 giugno del 1980, pochi secondi prima delle ore 21:00 locali, il DC-9 I-TIGI dell'Itavia cessava di esistere, assieme alle vite dei passeggeri e dell'equipaggio.

Il 18 luglio del 1980, intorno alle 11 del mattino, un caccia MIG-23 dell'aviazione militare libica si schiantava nei pressi del Comune di Castelsilano, in Calabria, con la morte del pilota, identificato nel capitano Khalil Ezzeden.


Due episodi diversi, separati tra loro da tre settimane. Eppure, mediante un lavoro di fantasia che offende l'intelligenza del popolo italiano, qualcuno è riuscito a sostenere che i due episodi sono contemporanei. Ossia, che il MIG-23 si è schiantato il 27 giugno del 1980 (e non il 18 luglio) ed è stato protagonista di una battaglia aerea che ha provocato la distruzione del DC-9 Itavia. 

Ora vi illustrerò un po' di fatti che non conoscete, perché in genere i giornalisti non ne parlano, avendo più interesse a pubblicare scoop di battaglie aeree o semplicemente perché essi stessi li ignorano, e lo faccio anche per restituire visibilità e reperibilità ad atti e documenti che, negli ultimi dieci anni, hanno cominciato progressivamente a sparire dal Web, per un ragione o per l'altra.

Primo fatto. Che ha visto la gente di Castelsilano?



Guardate la foto. E' il rottame di una vecchia Fiat 600 che si trova sull'unica strada che collega il Comune con il luogo dello schianto. I cittadini di Castelsilano hanno scritto sul rottame:

CASTELSILANO UNANIME 

18-7-80

E' la protesta di una comunità che ha visto l'aereo precipitare, che è andata sul posto tra i rottami fumanti per prestare soccorso e che sa benissimo quando è successo e non accetta le fandonie di chi pretende di sostenere che quel MIG è caduto il 27 giugno precedente.








Secondo Fatto. Le dichiarazioni dei libici.

L'aeronautica militare libica ha comunicato che il MIG-23 decollò dall'aeroporto militare di Benina (Bengasi) assieme a un velivolo gregario, per una normale missione di routine. Entrambi i velivoli erano disarmati e non avevano serbatoi ausiliari di carburante, per cui potevano contare solo sul carburante interno. Il capitano Ezzeden ebbe problemi con la maschera di ossigeno e perse conoscenza per ipossia. Il velivolo continuò a volare con l'autopilota, affiancato dal gregario che tentò inutilmente di svegliare il pilota e infine dovette invertire la rotta per non restare senza carburante. Il MIG-23 di Ezzeden continuò a volare e finì per schiantarsi su un costone nei pressi di Castelsilano, in Calabria.

Alcuni giornalisti hanno parlato con i colleghi di Ezzedin:

“Khalil era in missione di addestramento regolare (...) Il suo aereo era disarmato e non portava serbatoi di carburante supplementari. Quel giorno usava una nuova maschera respiratoria. La nostra successiva indagine ha dimostrato che questa maschera era maggiorata. Quando è salito a un’altitudine di [16,404 piedi], ha dimenticato di attivare l’ossigeno al 100% ed è entrato in ipossia. Quanto è arrivato a 39,370 piedi, il contatto con lui è stato perso. Il suo gregario lo ha chiamato più volte, ma Khalil non era reattivo. quando fu visto l’ultima volta era accasciato con la testa e tutti gli sforzi per comunicare con lui fallirono. Il suo MiG – impostato su semi-pilota, attivato da un pulsante verde sulla levetta di controllo – era fissato sulla modalità “avanti dritto e mantenere il livello”, quindi è volato via. Alla fine, si è schiantato in Italia dopo aver esaurito il carburante. La descrizione dell’impatto che abbiamo ricevuto dalle autorità italiane non ha indicato collisione o danno da combattimento di alcun tipo”




Terzo fatto. La scatola nera.

E sì, c'era una "scatola nera" a bordo del MIG-23 che si è schiantato a Castelsilano. 

Un Flight Data Recorder che ha memorizzato tutto il volo dell'aereo, dal decollo fino allo schianto. L'apparecchiatura è stata recuperata e i dati sono stati letti e analizzati, finendo in un report redatto dalla commissione tecnica, composta di esperti italiani e libici.

Se abbiamo i dati del volo, di che altro stiamo a parlare? - direbbe una persona con un minimo di senno. 

E vi dirò di più: abbiamo perfino le comunicazioni radio del capitano Ezzeden e del suo gregario, dalle quali risulta chiaramente che il capitano non rispondeva agli avvisi e ai tentativi di riportarlo sulla rotta corretta. 



E se non bastasse, sappiate che gli ultimi minuti di volo del MIG-23 furono rilevati dal radar della difesa aerea basato a Otranto. 
La traccia fu memorizzata con il codice LJ054 (anche se a quel tempo non fu identificata con certezza). 
Dalla pagina 4352 della sentenza-ordinanza del giudice Priore:



Davvero non c'è nulla da aggiungere rispetto ai dati tecnici e oggettivi.

Eppure... siamo qui a cercare di far valere una verità che dovrebbe essere scontata...

E allora, che ci dice la scatola nera?

Ci dice che il volo è stato regolare per un certo tratto, fino al primo waypoint (A) dove era prevista una virata. Da quel momento il capitano Ezzeden ha iniziato a comportarsi in modo anomalo e poi a parlare in modo incoerente e arrivato al waypoint C ha impostato l'autopilota che ha fatto volare l'aereo automaticamente alla quota di 10.000 metri, finché il motore si è spento, per esaurimento del carburante. A quel punto l'aereo è precipitato, finendo sui monti vicino a Castelsilano. 




Punto.




Quarto Fatto. L'autopsia.

C'è stata un'autopsia sul corpo del pilota. E quell'autopsia ha confermato che il pilota è morto il giorno in cui i rottami sono stati rinvenuti ossia il giorno in cui il MIG-23 è stato visto precipitare ossia sempre e solo il 18 luglio del 1980.

Poi, improvvisamente e ben sei anni dopo, i periti che avevano eseguito l'autopsia cambiarono idea. Sostennero che si erano sbagliati e che dopo aver depositato il primo rapporto, avevano consegnato una memoria aggiuntiva nella quale smentivano le loro stesse conclusioni. In questa memoria, secondo i periti, la morte del pilota andava collocata più indietro nel tempo (in un periodo compatibile con la distruzione del DC-9 Itavia del 27 giugno precedente).

E' lì che le teorie della battaglia aerea iniziano a prendere spessore e a diffondersi.

Quel che non sapete è che il Tribunale di Crotone ha indagato sulle dichiarazioni dei due periti e ha scoperti che non esiste nessuna memoria aggiuntiva. Non solo, uno dei due medici, il dott. Zurlo, era un vecchio amico del proprietario dell'Itavia, il sig. Davanzali.

Ma leggiamo cosa scrive il Tribunale di Crotone nella sua sentenza:



Lo trascrivo così è più chiaro:

Ma allora, perché i periti avrebbero inventato la circostanza? 
Si può rispondere nel modo che segue: per smania di protagonismo, per desiderio di porsi all'attenzione nazionale o, molto più semplicemente, per dare una mano ad un vecchio amico del Prof. Zurlo, quel tale Sig. Davanzali amministratore della società Itavia proprietario dell'aereo precipitato ad Ustica che, secondo le stesse affermazioni dello Zurlo, aveva tutto l'interesse di dimostrare che il DC 9 era stato abbattutto e non fosse precipitato per cedimento strutturale.



Dopo questi fatti, se c'è ancora qualcuno che vuol sostenere che il MIG-23 di Castelsilano abbia qualcosa a che fare con la tragedia di Ustica, significa che è animato da sentimenti diversi da quello di rispettare la verità.

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